Il riutilizzo dell'acqua » 8 Normativa Internazionale (limitazione dell'inquinamento microbilogico)

8 Normativa Internazionale (limitazione dell'inquinamento microbilogico)

Il primo tentativo di regolamentazione fu il “Regulation Governing Use of Sewage for Irrigation Purposes” dell aprile del 1918..

Normativa Internazionale (limitazione dell'inquinamento microbilogico)

Il primo tentativo di regolamentazione risale al 6 aprile 1918, quando nello stato della California venne emanato il “Regulation Governing Use of Sewage for Irrigation Purposes”.
Questa prima versione subì un gran numero di modifiche negli anni successivi, fino ad arrivare alla stesura definitiva dei “Wastewater Reclamation Criteria”(1975).
Punto base di questa normativa è la limitazione dell’inquinamento microbiologico :
l’uso agricolo di acque parzialmente trattate è consentito solo per colture i cui prodotti vengono consumati dopo cottura mentre per quelli da consumare crudi lo standard di qualità microbiologica prevede un contenuto di Coliformi, nelle acque utilizzate, inferiore a
2,2 MPN/100 mL, e quindi un livello di trattamento molto spinto delle acque reflue.

Nonostante l’elevato grado di restrizione, la normativa californiana è stata presa come modello e praticamente copiata in molti Paesi
tra i quali Israele, Sud Africa, India e Italia (Delibera del Comitato Interministeriale 1977).
Nel frattempo sono state elaborate comunque altre proposte normative. Tutte sono meno restrittive in relazione alla qualità microbiologica.

Nel 1973, un gruppo di esperti convocati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), propose alcune linee guida per il riutilizzo delle
acque in agricoltura, raccomandando i trattamenti primario, secondario e la disinfezione dei liquami prima del loro utilizzo per l’irrigazione degli ortaggi.
Essi stabilirono anche che il contenuto di Coliformi totali nell’acqua utilizzata non doveva superare i 100 MPN/100 mL nell’80% dei
campioni.

Fra i regolamenti più recenti, si possono citare le Guidelines for Water Reuse, pubblicate nel 1992 dall’Agenzia Statunitense di Protezione Ambientale (EPA).
Il documento riguarda tutti i possibili casi di riutilizzo delle acque (non solo quello in non solo quello in ambito agricolo ambito agricolo), definendo per ciascuno :

  • sistemi di trattamento a cui sottoporre le acque;
  • gli standard di qualità delle acque;
  • la frequenza dei controlli dei parametri di qualità;
  • la distanza che deve intercorrere tra il sito di utilizzazione e altre aree protette di pubblico accesso;

Norme recenti sono state emanate in Paesi dove si osservano da un lato crescenti richieste d’acqua e dall’altro significative carenze a livello
delle infrastrutture di collettamento e depurazione.
Il governo Palestinese ha recentemente elaborato specifiche disposizioni riguardanti gli standard per il riutilizzo delle acque reflue (EQA Environmental Quality Authority, 2001).
In Marocco, i Ministeri delle Infrastrutture e delle Progettazioni Urbane e Regionali hanno emanato recentemente una legge (N 1276-01
del 17 ottobre 2002).
A livello europeo, malgrado l’assenza di linee guida, molti stati membri o regioni autonome hanno pubblicato i loro standard.

Normativa Italiana

  • II D.M. Ambiente n. 185 del 12.06.2003, aveva stabilito le norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue domestiche, urbane ed industriali, in attuazione dell’art. 26, comma 2, del D.Lgs 152/99.
  • Il successivo D.Lgs 152/2006, ha attribuito al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio il compito di stabilire le norma tecniche relative al riutilizzo. E’ stato quindi emanato il D.M. 93/2006 che ricalca fedelmente la precedente norma. (con una sola variante)
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